“La buona scuola” ovvero lo smantellamento dell’istruzione pubblica

La legge 107/2015, cosiddetta “Buona Scuola” varata nel luglio del 2015 dal governo Renzi, insieme alla relativa delega sulle materie specifiche, ha avuto il suo esordio con il piano straordinario di assunzioni avvenute tra agosto e dicembre del 2015. La paternità effettiva di queste assunzioni, in realtà, è dovuta in gran parte alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, riguardo alle inadempienze dei governi italiani sulle assunzioni a tempo determinato prorogate oltre i 36 mesi previsti per legge (disciplina introdotta dal D.L. 20.3.2014, n. 32: è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a trentasei mesi, comprensiva di eventuali proroghe, concluso fra un datore di lavoro e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del co. 4 dell’art. 20 del D.Lgs. 10.9.2003, n. 276.) Durante tutta la fase delle assunzioni dei precari, abbiamo assistito all’inadeguatezza del MIUR (ministero dell’Istruzione) che non ha mai emanato indicazioni operative ufficiali precise agli uffici scolastici territoriali di tutta Italia, i quali hanno dovuto barcamenarsi ogni giorno tra normative antecedenti non abrogate e disposizioni della L.107 inapplicabili, se non a costo di porre i docenti in fase di assunzione in condizioni di evidenti disparità ed iniquità di trattamento. Cosa che è puntualmente avvenuta, scatenando malcontento, lamentele e ricorsi da parte di docenti che erano già peraltro terrorizzati dalla prospettiva di un’assunzione in scuole poste a più di 1000 chilometri di distanza dalla propria casa e dalla propria famiglia (sulla base dell’obbligo ai quali erano stati sottoposti di scegliere come sede di assegnazione, ben 100 province dislocate su tutto il territorio italiano). Riguardo poi questi docenti neoassunti e giunti nelle scuole nell’ambito dell’organico di potenziamento, il MIUR è ancora in vistoso ritardo nell’emanazione di indicazioni certe, così come segnalato da Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-CGIL: “Organico potenziato: a quando la promessa nota MIUR di chiarimento? Il MIUR prende tempo in attesa della conferenza di servizio del 19 gennaio con gli uffici scolastici regionali. La FLC CGIL denuncia il grave ritardo”. Nel frattempo, questi insegnanti vengono utilizzati prioritariamente come “tappabuchi” nella sostituzione dei colleghi assenti e, in second’ordine, nell’attuazione di progetti che prevedono prevalentemente attività di recupero/potenziamento degli apprendimenti, così come deliberato dai Collegi dei Docenti. L’efficacia dell’azione didattica è determinata esclusivamente dalla scrupolosità di persone che hanno scelto la professione dell’insegnamento a costo di trasferte che le tengono a lungo lontano da casa, perché credono nell’importanza della propria missione nei confronti delle future generazioni di italiani. In tutta questa fase di lavoro, tutte le sigle sindacali hanno proceduto unitariamente, come da tempo non si vedeva, nel proporre al Ministero il proprio contributo sul piano operativo, a qualsiasi livello di contrattazione, rimanendo, però, purtroppo, totalmente inascoltati. In effetti, disparità ed iniquità persistono nella trattativa (sospesa proprio perché trovava disattese le richieste sindacali) inerente il contratto sulla mobilità, poiché il governo persiste nel prevedere modalità di assunzione diverse proprio per quei docenti che, tramite il trasferimento interprovinciale avrebbero la possibilità di riavvicinarsi alla provincia di residenza. Peggiore sorte, quindi, attende tutti i docenti che, in virtù di nuova assunzione o di mobilità professionale, andranno a finire nei famigerati albi dei docenti e saranno assunti, a chiamata diretta del Dirigente Scolastico, dopo essere stati inseriti dentro i non ancora ben definiti ambiti territoriali. Il sito nazionale della Flc-CGIL, riportando un articolo di Italia Oggi del 19 gennaio scorso, segnala che, per i docenti vincitori del concorso in via di indizione, le assunzioni della durata di un triennio, come previsto dalla 107, rimarranno comunque vincolate alla eventuale autorizzazione del governo. Il quale, di anno in anno dovrà verificare l’effettiva capienza degli organici e la compatibilità della spesa con le esigenze di bilancio. Ciò vuol dire che, qualora dovessero intervenire nuovi tagli, i vincitori di concorso potrebbero comunque rimanere senza assunzione. Solo ai docenti che saranno immessi in ruolo il prossimo anno, inoltre, sarà risparmiato l’assoggettamento al nuovo regime dell’apprendistato triennale previsto dalla legge 107: un percorso per prevede l’assunzione dei vincitori di concorso a tempo determinato per un triennio a stipendio ridotto e solo per le sostituzioni dei docenti assenti, senza l’assegnazione della cattedra. Triennio al termine del quale è prevista un’ulteriore valutazione da parte del dirigente scolastico, dalla quale discenderà l’assunzione a tempo indeterminato oppure il licenziamento. Le nuove norme, infatti, entreranno in vigore solo dopo l’emanazione del decreto legislativo di attuazione, per il quale il governo ha 18 mesi di tempo dalla data di entrata in vigore della legge 107. In pratica: le regole peggiori del Jobs Act applicate ai lavoratori della scuola. La domanda che sorge spontanea, per chi è del mestiere, è la seguente: quale ricaduta avrà sui nostri ragazzi la progressiva precarizzazione dei docenti che saranno assunti direttamente dai Dirigenti scolastici sulla base di criteri non ben definiti? La selezione disposta dal concorso e la collocazione in apposite graduatorie di merito hanno fino ad oggi assicurato un reclutamento dei docenti trasparente ed oggettivamente verificabile, nonché il rispetto, sancito per Costituzione, della libertà d’insegnamento. Non vi era spazio per il clientelismo e l’azione didattica era svincolata da qualsivoglia controllo di tipo politico: sarà ancora così con la chiamata diretta dei dirigenti, i quali a loro volta saranno sottoposti a meccanismi di premialità economica direttamente gestiti dal Ministero?

Lara Spesso “Democrazia e lavoro” CGIL Livorno

fonte: Progetto Lavoro

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