Tsipras: il nostro popolo con i profughi, contro le guerre e l’austerità neoliberista

Il discorso completto al Comitato Centrale di SYRIZA il 6.3.2015
Traduzione: Argiris Panagopoulos

Compagne e compagni
Il Comitato Centrale si riunisce oggi esclusivamente sulla crisi dei rifugiati. E noi siamo in mezzo, si potrebbe dire qualcuno, di una crisi che costantemente diventa più acuta, una crisi che va oltre i punti di resistenza di un paese e mette alla prova le resistenze di tutta l’Europa. E una crisi che si potrebbe dire che sta cambiando i dati in tutta Europa.
Abbiamo il più grande spostamento di popolazione dopo la Seconda Guerra Mondiale.
E ci troviamo per prima volta di fronte ad un Occidente che sente, vede, che ci sono conseguenze dalle scelte irrazionali nella fragile regione del Medio Oriente, conseguenze che questa volta non provocano solo instabilità in queste regioni, ma riguardano il cuore dell’Europa. Le scelte di intervento irrazionali, l’assistenza nei conflitti imperialisti o il fomentando di guerre, la disintegrazione di interi stati, strutturati, coordinati, a volte ha avuto come risultato l’instabilità in questi paesi o nella regione. Oggi, per la prima volta l’occidentale e l’Europa si rendono coscienti che gli effetti di queste scelte e di queste azioni non riguardano solo questa zona fragile, ma raggiungono il nucleo dell’UE e dell’Europa.
Un’Europa che di fronte a questa crisi mette in evidenza le sue grandi debolezza.
Il deficit di solidarietà.
Il deficit di approfondimento politico e di avere procedure per tempestive decisioni e del loro rispetto.
Ma soprattutto il deficit politico.
Europa oggi si trova in una crisi di nervi, non perché non possono permettersi le conseguenze dell’onda di flussi di profughi, non perché non è in grado di integrarsi nel suo tessuto sociale i rifugiati siriani.
Inoltre tutti gli studi, anche della BCE, dimostrano che i paesi dell’Europa centrale con un forte problema demografico, con un tasso di disoccupazione molto basso e con una produzione industriali molto forte a medio termine avrebbero avuto solo benefici dall’integrazione nel tessuto produttivo non solo di uno, ma anche di parecchi milioni di profughi, in particolare con il profilo di quelli provenienti dalla Siria, vale a dire di una stratificazione sociale media se non superiore e quindi molto più facile da introdursi nel tessuto sociale.
Ma, ripeto, l’Europa è in crisi nervosa non per ragioni di debolezza oggettiva, ma per ragioni di debolezza politica.
Perché le politiche di austerità degi anni precedenti hanno allevato questo mostro di estrema destra, che trova terreno fertile per crescere soprattutto nei paesi dell’Europa centrale, orientale e nell’Europa meridionale. E nel nostro paese, purtroppo.
E poiché la decisione cruciale, visto che il dilemma di allora è stato l’approfondimento o l’allargamento e si è deciso l’allargamento, la decisione cruciale di allargamento dell’UE con gli ex paesi del blocco orientale ed altri si è dimostrata una decisione di forte rischio.
Perché è un’altra cosa il rafforzamento dell’estrema destra come opposizione politica negli Stati membri ed un’altra cosa la sua messa in evidenza in governi, obbligando oggi l’Europa dei 28 di collaborare con governi che hanno una direzione chiaramente populista e di estrema destra.
E così quello che si rischia oggi dalla crisi dei profughi volevo dire che è innanzitutto la questione di egemonia politica, l’egemonia delle idee.
Vincerà l’Europa della paura e del razzismo?
O l’Europa della solidarietà e del multiculturalismo? Questa è la sfida cruciale.
E il risultato di questo conflitto di idee e di politica determinerà il futuro dell’Europa e, eventualmente potrà modificare la struttura di Europa per molti anni.
È quindi chiaro che il modo in cui l’Unione europea gestirà d’ora in poi la crisi economica e dei rifugiati determinerà non solo la sua forma e la sua direzione politica, come dicevano fino ad oggi, ma anche la sua propria esistenza.
E la sua gestione fino ad oggi lo riconferma.
Perché l’Europa si schiaccia oggi tra l’austerità e le frontiere chiuse.
Tiene aprire le sue frontiere all’austerità, ma chiude i suoi confini alle persone perseguitate dalla guerra che cercano di trovare la speranza e la salvezza. Mantiene, se volete, un atteggiamento che molto presto la porterà ad un punto morto.
E naturalmente, nel quadro di questa tendenza, la sovranità nazionale avrà la supremazia alle regole comuni a livello europeo per quanto riguarda i rifugiati, ma la questione della sovranità e della democrazia si gettano nella spazzatura, quando si tratta per l’economia e la linea dominante, che è la linea dell’austerità.
Si tratta di una contraddizione fondamentale che indebolisce la legittimità morale dell’integrazione europea e la stessa coesione dell’Europa.
E sono le dominanti politiche europee che generano e riproducono questa contraddizione.
Queste mostrano che il neoliberismo è il catalizzatore dell’euroscetticismo, il neoliberismo e non le forze che resistono agli effetti del neoliberismo.
E dobbiamo certamente mettersi d’accordo sul fatto che sono una loro creatura il ripiegamento nazionale sula questione dei profughi. Una loro creazione è anche il fatto che una serie di paese affronta la questione sulla base di questa logica: “tutto quello che è lontano dalla mia casa, lontano dal mio cortile, se lo gestiscono quelli che gli riguarda”.
E questa contraddizione – la sovranità nazionale di fronte alle persone ma non di fronte al capitale – spiega l’atteggiamento dei quattro “Paesi di Visengrad”, che insieme con l’Austria oggi sono protagonisti per rivendicare di imporre in tutta l’Unione europea la politica dei confini chiusi ai profughi. E voglio sottolineare questo punto, ai rifugiati, al di là e al di fuori del quadro non solo europeo, ma della legalità internazionale e a tutte le regole definite dalla Convenzione di Ginevra.
E vogliono imporre l’Europa-fortezza.
Di fronte a questa realtà, il nostro paese si è trovato, anche per la sua posizione geografica, al centro della crisi dei rifugiati, ma allo stesso tempo ha vissuto fortemente anche la crisi economica. Tenendo anche conto della crisi di sicurezza e della destabilizzante con l’ascesa di ISIS e gli attentati terroristici nel cuore dell’Europa, il nostro paese è quindi situato al centro di una crisi con tre lati parallele: dei rifugiati, dell’economia, della sicurezza. Cosi la lotta e difende valori, lotta e difende il bisogno dell’UE di tornare sula strada della ragione e del buon senso.
Nel recente Consiglio europeo ci siamo riservati a dare la nostra approvazione alle conclusioni comuni sia per i rifugiati sia per la questione della Bretagna – dove qui, guardate che contraddizione. Mentre alcuni credono che i problemi dell’Europa nel suo lato del sud sono problemi che devono risolvere da soli, chiedo la solidarietà per i problemi che hanno creato con i loro governi nel lato nordoccidentale dell’Europa. Rivendicando anche un pacchetto di misure di deviazione dal diritto comunitario acquisito e meno Europa per rivendicare ad un referendum la permanenza in Europa. Il che è un ossimoro. Spero che si riescono, ma è un ossimoro, perché quando uno deve scegliere tra niente Europa e da un pacchetto di meno l’Europa ed è contro l’Europa, forse sceglie il pacchetto che sarà il full package – pacchetto completo che diciamo, quello che sarà nella sua versione più potente. Speriamo che il risultato sarà positivo nel referendum. Ma questa contraddizione è una contraddizione che dovremo notarla.
In questo Consiglio europeo abbiamo messo allora fin dall’inizio le nostre riserve per l’approvazione delle conclusioni. Se le conclusioni non vengono modificate per confermare prima di tutto quello che è più importante per noi, la questione dell’integrità della zona di Schengen e che le azioni non coordinate, i passi unilaterali lungo la rotta dei Balcani, per quello che riguarda i flussi di rifugiati, non sono accettabili. Sono fuori del contesto europeo.
E con questa minaccia di veto siamo riusciti ad integrare entrambe le questioni critiche per noi. Questa scelta non ha messo fuori del contesto e quadro europeo il nostro paese, non ha isolato il nostro paese, come in modo monotono dice l’opposizione paurosa del nostro paese e numerosi giornalisti e apparentemente rispettabili universitari, ma piuttosto il nostro atteggiamento ha attivato alleanze all’interno dell’UE
E ha avuto come risultato di isolare i paesi che dopo hanno fatto ricorso ad azioni unilaterali.
Azioni che se prima delle conclusioni del Consiglio europeo non erano fuori del quadro europeo, oggi si presentano come azioni fuori dal nostro quadro comune e non come inaccettabili.
E l’accusata sarebbe la Grecia, che avrebbe omesso di adempiere ai propri obblighi e non l’Austria e gli altri paesi che hanno agito unilateralmente e al di fuori del quadro delle decisioni comuni.
Azioni direttamente condannate dalla maggior parte degli Stati membri e di tutte le istituzioni europee.
Nello stesso momento non solo non si è isolata la Grecia, ma a livello sociale, il nostro atteggiamento ha creato un movimento di solidarietà, anche all’interno del paese, in cui i ministri degli Esteri di nuovo conio e le forze di estrema destra, dopo aver isolato il cancelliere socialdemocratico che partecipa in una coalizione, mostrano una arrogante retorica anti-europea. Allo tempo stesso che dimostrano la loro retorica anti-europea, forse perché ritengono che le questioni europee e la solidarietà sono in relazione alla professione che esercitavano poco prima di assumere l’incarico del ministero degli Esteri, allo stesso tempo allora, questi che si impegnano in questa retorica estremista, vengono gli intellettuali, gli uomini di cultura dentro l’Austria per dimostrare che non è tutto in bianco o in nero e che la politica di adottare la retorica di estrema destra trova resistenze all’interno della proprie società dei paesi in cui i loro governi la stanno perseguendo.
Ho visto la dichiarazione di 90 intellettuali austriaci, che sottoscrive il premio Nobel per la Letteratura Elfriede Jelinek, che per noi è probabilmente un’indicazione che un campo di azione è la diplomazia, un secondo campo di azione è la diplomazia dei movimenti, dei popoli, degli intellettuali, il mondo della cultura e del lavoro, per costruire un muro contro quelli che costruiscono muri e vogliono l’Europa una fortezza.
Con questo nostro atteggiamento abbiamo evitato di isolare il nostro paese e di creare un clima di solidarietà, ma allo stesso tempo abbiamo stroncato questo dibattito inaccettabile che è iniziato con il bel pretesto per la zona di Schengen e la possibilità di uscita della Grecia. Quando tutti riconoscono che non la voleva nessuno, perché non conviene a nessuno, ci chiediamo perché avevano iniziato questo dibattito. E l’unica conclusione che possiamo trarre è che appena iniziato, al fine di nascondere le decisioni che avevano preso in precedenza e di gettare le responsabilità sulla Grecia e non a coloro che prendono azioni unilateralmente e chiudono i confini. Perché avevano l’intenzione di farlo già prima, come si vede.
E così concludendo sui risultati del recente Consiglio europeo questa vile discussione sulla uscita della Grecia dalla Schengen o il smantellamento di Schengen, abbiamo preso, si direbbe, il pane dalla bocca dei nostri critici, in particolare quelli del Partito Popolare Europeo – vale a dire, la famiglia politica europea a cui appartiene la Nuova Democrazia e in particolare il suo capo, il signor Weber, che chiedeva con entusiasmo l’uscita temporanea della Grecia dalla zona di Schengen.
Ma abbiamo preso anche il pane dalla bocca dei loro compagni di partiti in Grecia, che aspettavano per allarmare e terrorizzare la gente.
Per richiedere la testa del nostro governo su un piatto, e naturalmente in piena collaborazione, come abbiamo notato, con la maggior parte dei mezzi di comunicazione che sono intrecciati con la corruzione e giocano in queste ore, in questi giorni, per la terza volta consecutiva i loro resti, dopo il referendum, dopo le elezioni, e ora ormai in vista alla valutazione. Sarano smentiti per la terza volta.
Abbiamo dimostrato, per ancora una volta, che ti rispettano quando hai la propria voce – non quando parli con le voci degli altri, come fecero i governi precedenti e come ci ha suggerito di fare la Nuova Democrazia ora
Ma noi non alziamo il dito contro altre nazioni e paesi.
Noi stigmatizziamo politiche.
Siamo in costante contrapposizione con l’Europa cieca e chiusa.
Con l’Europa, la quale, in violazione del diritto internazionale per la protezione dei rifugiati, ha chiuso le sue frontiere interne ai rifugiati di guerra.
E si ritira di fronte alla xenofobia e il razzismo della crescente destra estrema e populista.
Perché la solidarietà in Europa e la difesa dei valori – e questo riguarda in particolare le forze progressiste che fanno grandi concessioni questi giorni – la difesa dei valori non può finire lì dove iniziano i sondaggi.
E non può essere una pura retorica, che si ferma quando ci troviamo di fronte alle elezioni cruciali.
Perché in ultima analisi, questo è il miglior regalo per l’estrema destra alle prossime elezioni.
Per noi, la crisi dei rigugiati non divide i paesi.
Contrappone idee e politiche.
Mette in evidenza la linea di demarcazione con un modo molto forte, direi esistenziale, tra la conservazione e il progresso.
Tra la Destra e la Sinistra.
Quindi abbiamo bisogno, oggi più che mai, che l’Europa deve cambia rotta. E per cambiare rotta, abbiamo bisogno di cambiare gli equilibri politici europei.
Le forze progressiste d’Europa hanno il dovere di alzare la propria parete di fronte alle mura della vergogna, che sollevano ai loro confini oggi le forze che sono influenzate dalla retorica dell’estrema destra.
C’è bisogno di rifondare l’Europa sulla base dei principi dell’umanesimo, della democrazia, della solidarietà, della giustizia sociale e della coesione.
E, ovviamente, dell’uguaglianza politica dei membri dell’Unione Europea.
Ma con l’Europa che chiude gli occhi, il cuore e le frontiere non solo ai rifugiati ma anche di fronte alla realtà non siamo semplicemente e solo in un confronto retorico.
Siamo in un confronto nella pratica, nella praxis.
Come un paese all’avanguardia, fin dal primo momento, il popolo greco per lo più, ma anche lo stato, in particolare gli abitanti delle isole della prima accoglienza – hanno mostrato il volto umano dell’Europa, hanno mostrato umanità e solidarietà.
Hanno dato senso ai nostri valori, che sono i valori di un’Europa democratica.
Noi continueremo nella stessa direzione. Noi continueremo a salvare vite umane, di dare cibo e sicurezza alle persone oppressi, cacciate, perseguitate.
E questo, ricordate, non è l’adempimento dei nostri obblighi verso alcune decisioni che hanno calcolato con numeri sulla base di alcune considerazioni burocratiche a Bruxelles. Questo è il nostro impegno verso la nostra cultura e verso i nostri valori. Ha questa cultura e valori risponderemo.
Noi continueremo a privarci del poco che abbiamo per comportarci con umanità alle persone cacciate e perseguitate che hanno bisogno.
Noi continueremo a difendere il volto umano dell’Europa.
Ma è anche ovvio che un piccolo paese come la Grecia non può sollevare il peso dell’Europa in questa crisi.
E per di più in condizioni di un duro consolidamento fiscale, di difficoltà economiche.
Siamo l’unico paese ad applicare le decisioni e gli impegni che abbiamo preso insieme ai paesi della rotta balcanica l’ottobre scorso.
Siamo il paese che ha potuto, nel possibile, una situazione critica di trasformarla in una situazione controllata, e di dare assistenza e di avere una gestione umana delle crisi a livello europeo.
Ma è assolutamente chiaro a noi, come ho ripetuto, che i valori esplicitamente inclusi nei trattati costitutivi dell’Unione, come la solidarietà, l’equità, la condivisione equa degli oneri e delle responsabilità, cioè valori compresi nei Trattati europei, non dovremo difenderli solo noi, ma di chiedere la loro applicazione in pratica da tutti i paesi dell’UE.
Pertanto nel prossimo Consiglio europeo andremo a rivendicare che diventano realtà.
E questa rivendicazione, ovviamente, ha bisogno do una collaborazione minima con le forze politiche all’interno del paese, nel senso che è necessaria in questo momento, anche sul minimo che possiamo essere d’accordo, una strategia nazionale comune.
E questo in effetti era lo scopo della convocazione del Consiglio dei leader politici Venerdì scorso. Dove penso che questo è stato reso possibile, di avere il minimo, il minimo necessario, una strategia basata sulla posizione e la relazione che ha presentato il governo.
Potrei dire che si sofferma brevemente su tre punti chiave:
• La solidarietà con i rifugiati che si trovano nel nostro paese,
• Il tentativo della riduzione dei flussi dalla Turchia, il che significa colpire i trafficanti, colpire in particolare il commercio di anime nell’Egeo, ma anche ridurre ed eliminare del dramma che viviamo e che non dobbiamo abituarci. Non dobbiamo abituarci all’idea che si tratta di un fatto quotidiano la perdita di vite, di bambini, di persone nelle acque del nostro mare, il mare Egeo.
• E, in terzo luogo, l’equa ripartizione delle responsabilità e degli obblighi all’interno dell’Unione europea, con conseguenze per coloro che non rispettano d’ora in poi le decisioni comuni.
Questa sarà la posizione della Grecia nel Consiglio europeo straordinario di domani.
Permettetemi pero un commento alla posizione del maggior partito dell’opposizione, che dentro il parlamento ha accettato questa convergenza minima in una strategia nazionale necessaria, che è più positivo, ma ha cercato per i propri scopi, fuori dal parlamento, rispondendo probabilmente a suoi problemi interni, di falsificare fatti ed eventi, in particolare in materia di centri per i profughi prima della loro partenza.
Non voglio parlare di questa continua retorica di denuncia di fronte alla politica seguita dal governo fin dal primo momento e grazie a questa politica oggi non ci siamo di fronte a problemi più grandi. Ma io non voglio soffermarmi a questo. Ho risposto in parlamento. Ho detto che il nucleo di questa retorica è simile, se non lo stesso, da quello esercitato contro l’attuale vicepresidente del Parlamento, allora Ministro della Politica sull’immigrazione, il nucleo di questa retorica è identico con la denuncia retorica dell’opposizione di estrema destra in Germania, della forza crescente della “Alternativa per la Germania” contro la Merkel non ha chiuso i confini. È lo stesso nucleo.
E qui c’è una contraddizione per il presidente della Nuova Democrazia signor Mitsotakis. Dobbiamo risolvere il problema. Non è facile da una parte di voler sembrare un politico europeo, con un profilo europeo e dall’altra parte di conciliare i punti di vista del suo vicepresidente e della forte tendenza di estrema destra dentro la Nuova Democrazia
In discussione poi i centro per i profughi prima della loro partenza che hanno sollevato fuori dal parlamento: Dicono che il governo si rifiuta di creare tali centri. La realtà è che questi centri de facto lavorano già da cinque mesi. D’altra parte, non si deve che questi centri si trasformano in carceri di uomini che non hanno commesso nessun delitto.
Questi centri sono utilizzati e saranno utilizzati con grande parsimonia, nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone e per garantire che i migranti ritornano ai loro paesi in modo rapido, sicuro e senza negligenza e ostacoli burocratici. Inoltre la Turchia, nel Consiglio di Collaborazione in Altro Livello che avremo a Smirne Martedì, una delle decisioni sarà l’aggiornamento del Protocollo di Riammissione in modo di avere l’opportunità per quelle persone che o provengono da Marocco, l’Algeria, che quindi non hanno relazione con la guerra in Siria e il principale flusso di rifugiati , e, quindi, non hanno nessuna possibilità con i dati dell’Europa di oggi di ottenere l’asilo, deve essere la possibilità del loro ritorno, un ritorno rapido in sicurezza e allo stesso tempo di dare il messaggio che la strada di rifugiati verso l’Europa non è il Mar Egeo e nemmeno i trafficanti di anime di contrabbando. Ma la strada deve essere – e quindi dobbiamo insistere – il percorso legittimo attraverso un affidabile e potente in numeri diretta delocalizzazione dei migrati dalla Turchia e, naturalmente, per coloro che sono stati trovati in Grecia, dalla Grecia verso i paesi dell’UE, che devono condividere questo peso.
Ma voglio questa ora di ricordare a chi, invece di vedere la foresta guardano l’albero e alimentano la retorica di estrema destra della Nuova Democrazia e dei suoi dirigenti. E io dico che è sbagliato forze politiche – mi riferisco a forze politiche, mi riferisco soprattutto tutto il popolo greco che osserva – è uno sbaglio di cadere questo momento in questa trappola.
Dobbiamo prendere in considerazione la situazione al limite che è attualmente trovato sia il paese che tutta l’Europa.
Quindi hanno bisogno di equilibri, calmate, un aspetto progressivo e realismo, in modo da poter affrontare una situazione insolita.
Le retoriche facili che non tengono conto gli equilibri e le possibilità, le differenze politiche e i conflitti tra progetti strategici soffrono ad un certo punto. Possono sul campo morale essere le migliori, ma soffrono ad un certo punto. Esse non possono costruire l’egemonia nel campo sociale.
E fino a questo momento quello che abbiamo vinto in Grecia è proprio questa battaglia. Non ha avuto il sopravento la retorica di Alba Dorata che dice “cacciare queste persone dalla Grecia”. Ha prevalso la retorica di umanità e di solidarietà.
Questa battaglia di egemonia cerchiamo di non sprecarla. È una battaglia cruciale.
Compagne e compagni,
Noi faremo il nostro dovere umanitario nei confronti di coloro che cercano e hanno bisogno il nostro appoggio e il nostro aiuto.
Ma abbiamo detto in tutti i toni e soprattutto verso l’Europa, che non diventeremo un magazzino di anime umane.
Abbiamo quasi 30.000 rifugiati quest’ora sulla penisola e le isole greche.
Lavoriamo duramente per soddisfare le loro esigenze di alloggio temporaneo dignitoso, e lavoriamo per coprire le possibili esigenze di altre 20.000 persone nel più breve tempo possibile. Quello che il governo sta facendo, quello che stanno facendo i ministeri, che si trovano in costante coordinamento interministeriale, ma soprattutto le Forze Armate, è quello di costruire ed alimentare. Per costruire le infrastrutture e per dare il cibo alle persone bisognose.
Ma dal momento che il Idomeni è chiusa ai rifugiati e i flussi dalla costa turca sulle isole rimangono, deve essere assolutamente chiaro che il lancio immediato di un processo di reinsediamento credibile dei profughi dal nostro paese verso altri paesi europei, è assolutamente urgente.
E questo cercheremo di avere Lunedi al vertice straordinario dell’UE. Non solo le parole che sono urgenti queste misure, ma iniziare di applicarle immediatamente e in un numero elevato.
Ma è altrettanto necessario ridurre i flussi dalla Turchia e attivare immediatamente un nuovo accordo per accelerare e migliorare il processo di ricollocazione. E penso che in quella direzione Martedì avremo risultati positivi.
Ma sappiamo che l’arresto completo dei flussi sarà possibile solo attraverso la fine definitiva alla guerra in Siria e l’attivazione di un grande sforzo di ricostruzione internazionale in Iraq, Siria e tutti i Paesi destabilizzati del Medio Oriente.
Dobbiamo quindi avere immediatamente una road map per la pace in Medio Oriente, con le priorità specifiche che saranno analizzare più avanti nel suo discorso del Segretario del Comitato centrale, come le ha già espresse il nostro partito.
I rapidi sviluppi sulla questione dei rifugiati e l’impatto dei molteplici interessi che si scontrano in Medio Oriente da una parte fanno merger delle difficoltà, ma dall’altra parte sottolineano l’importanza geostrategica specifica del nostro paese.
Per usarla, abbiamo bisogno di stabilità e di progettazione politica, sociale ed economica. Pianificare una politica estera forte, attiva, multidimensionale.
Abbiamo dato campioni di politica estera originale rispetto alla cooperazione strategica con i paesi della regione, in Egitto, Palestina e Israele, la Giordania, l’Iran, triangolari rapporti tra Grecia-Cipro con Israele e l’Egitto. Abbiamo offerto campioni di scrittura per la nostra politica estera.
Ma ha bisogno per sia garantito per il periodo prossimo la coesione sociale, la stabilità politica e, soprattutto, porre fine a questa crisi che colpisce il paese più di ogni altra parte d’Europa, per oltre sei anni.
Le condizioni, naturalmente, sono difficili.
La situazione economica è fragile, e il contesto internazionale complesso e imprevedibile.
Ma con fiducia e determinazione continuiamo la lunga strada che ha avuto inizio circa un anno fa.
Per materializzare il nostro piano per la ridistribuzione del peso della crisi dai più deboli al più forti, di promuovere l’eguaglianza.
Per fare un passo avanti verso l’orizzonte di prosperità e di giustizia sociale, che sono la nostra guida.
E questo camino, i passi che di certo dobbiamo fare non saranno realizzati e non saranno realizzati in condizioni di tranquillità ma in un contesto di grandi conflitto.
Con l’establishment politico ed economico.
Con l’oligarchia e gli interessi intrecciati.
Con il sistema dei media e parti della burocrazia statale che oggi perdono i loro privilegi a causa del nostro intervento.
Il conflitto è iniziato.
Il conflitto infuria.
E questa volta in questo conflitto non vinceranno quelli che vincevano sempre. Questa volta sarà vinto dal popolo e dai gruppi sociali più deboli.
Sono proprio queste forze che vogliamo rappresentare.
I lavoratori, i disoccupati, la classe media, i pensionati.
I grandi perdenti in questa crisi.
E queste forze sociali che vogliono sostenere e far rigenerare le attese e le speranze.
Applichiamo un accordo difficile, il prodotto di un evidente ricatto e di un compromesso.
Un accordo con delle difficoltà, che, tuttavia, non ricorda per nulla i licenziamenti di massa nel settore pubblico del signor Mitsotakis, i successivi tagli orizzontali e profonde a stipendi e pensioni del signor Samaras, il distruttivo PSI sul taglio del debito del signor Venizelos, che a inginocchiato i fondi di prevenzione e, in particolare, nel complesso, l’aggiustamento fiscale brutale di 65 miliardi che ha vissuto il paese dal 2010 al 2015, dove abbiamo perso il 25% della nostra ricchezza nazionale. Un PIL di quasi 245 miliardi è andato ai 175 miliardi.
Un accordo che, al termine della prima valutazione, apre la strada per l’essenziale, la discussione necessaria per la menomazione del valore attuale netto del debito, vale a dire un accordo, ha detto uno dei nostri ministri ieri si vede l’Ithaca, non sarà un infinito Calvario, ha un obbiettivo. Quindi, lo stiamo applicando al fine di arrivare rapidamente a Itaca. E sia la perdita del valore del debito e sia il ripristino dell’esenzione (waver) e l’appartenenza della Grecia all’allentamento quantitativo da parte della Banca Centrale Europea per le obbligazioni greche al fine di ripristinare i prestiti a basso costo alle banche e creare il clima, in modo permanente questa volta, che l’economia greca si voltò pagina, senza, il circolo vizioso ed è passata in un circolo virtuoso.
La prima valutazione sarà completata al più presto, nonostante le tattiche dilatorie che tiene gli ultimi giorni il FMI.
Questo perché, per prima volta, vi è una sostanziale convergenza sia per le stime per il prossimo periodo sia per i dati economici e fiscali di oggi tra la parte greca e le istituzioni europee.
E sto parlando di convergenza, non per l’adesione unilaterale ai loro punti di vista, come in passato.
Questa convergenza riguarda l’attuazione delle riforme, la stima per l’avanzo primario del 2015 e per il gap fiscale del triennio 2016-2018.
Al contrario, il FMI promuove le sue posizioni, le proprie stime direi arbitrarie e non realistiche.
Per esempio, mentre il 2015 chiude, non con un deficit primario del 0,25%, come era previsto dall’accordo di luglio, ma con un avanzo primario del 0,2%, quindi abbiamo un differenziale positivo dello 0,45% del PIL, il FMI insiste sui dati non rivisti e gli errori di calcolo per un deficit primario del 0,6%.
Ma i numeri sono numeri. Uno può avere diversi punti di vista circa il futuro, non può avere pero una lettura diversa sui numeri per il bilancio fatto e i fatti degli anni precedenti.
Non siamo allora noi isolati nel negoziare con le istituzioni.
E l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in contrasto con i numeri vuol dire, ora, che esiste un disaccordo con il programma stesso che stiamo applicando.
Un disaccordo, non tecnocratico, ma politico.
Pertanto, è certo che sarà chiamato molto presto l’Unione europea – perché la questione la riguarda direttamente – sarà chiamata molto presto, ad alto livello, quello politico e non tecnocratico, per chiedere a tutti di rispettare l’accordo firmato il 12 luglio del 2015.
Ma la politica del nostro governo non si limita alla realizzazione dell’accordo con i creditori.
Stiamo applicando il cosiddetto “programma parallelo”, che ha un chiaro segno di classe e riflettere, in pratica, la nostra identità ideologica.
Il nostro piano per arginare la crisi umanitaria che è in pieno svolgimento.
• Riguarda circa 400.000 persone, vale a dire 176.000 famiglie.
• 148.000 persone hanno ottenuto l’alimentazione della tessera di alimentazione e 21.000 persone ricevono un aiuto economico per l’alloggio.
• Abbiamo ricontattato l’elettricità ai beneficiari che gli era tagliata la connessione e offriamo energia elettrica e acqua gratis a quelle famiglie che sono coperte dalla legge sulla crisi umanitaria.
• I disoccupati si muovono gratis.
• Applichiamo la legge per le 100 tranche, che è stata descritta poi come un’azione unilaterale, una legge che ha tirato via il cappio del debito dal collo delle famiglie e degli imprenditori.
• Abbiamo fatto partire programmi per la nuova generazione di otto mesi, non di cinque mesi, con l’obbiettivo di combattere la disoccupazione.
• Dobbiamo iniziare l’applicazione pilota nei primi 17 comuni – le cosiddette “sacche di alta disoccupazione.”
• Entro l’estate questi programmi saranno applicati ad altri 32 comuni.
• Non abbiamo celebrato la riduzione della disoccupazione dal 26 al 24,5%. Sarebbe semplice arroganza. Ma non possiamo ignorare il fatto che in condizioni di crisi economica, i controlli sui capitali e i conflitti per la negoziazione, la disoccupazione nel nostro paese è diminuita di circa 80 000 persone.
• Abbiamo garantito la piena e gratuita assistenza sanitaria, copertura diagnostica e farmaceutica di tutti i cittadini non assicurati, ma anche ai gruppi vulnerabili, in base al loro numero di assicurazione AMKA. Il che significa che diamo la possibilità ad un totale di 2,5 milioni di persone di avere assistenza medica. I nostri concittadini non saranno umiliati come quando andavano agli ospedali pubblici e gli chiedevano di firmare che le spese del ricovero in ospedale sarà incluso nel loro debiti nei confronti dello Stato.
• Inoltre abbiamo previsto di coprire i vuoti dei personale nella sanità e nell’istruzione.
• Per la prima volta dal 2009 saranno assunte 3.500 persone a breve in tutti i rami.
• Allo stesso tempo, abbiamo previsto l’assunzione di 500 medici e infermieri, nel mese di marzo, per aprire la metà dei letti delle sale di rianimazione e di terapia intensiva che avevano chiuso i governi precedenti. Anche per questo non abbiamo fatto una celebrazione, perché sappiamo che il fronte e molto grande e la situazione negli ospedali pubblici sono estremamente dura e difficile e dobbiamo dare battaglia per migliorare questa situazione.
• Abbiamo ripristinare l’insegnamento di recupero e di sostegno addizionale nelle scuole superiori, generali e i licei.
• Abbiamo fatto il passo per l’assunzione di 23.000 insegnanti supplenti nell’istruzione secondaria, che significa un aumento del 23% rispetto allo scorso anno
• A parte la merenda che offriamo a 11.000 alunni delle scuole elementari e asili nido nelle zone del tessuto urbano che sono state colpite di più dalla crisi.
• Abbiamo cominciato dal quartiere di Pireo Perama, forse uno dei comuni più degradati, ma nel complesso della Seconda circoscrizione di Pireo sono tra le aree più colpite e ferite dalla crisi, siamo partiti da Perama con un programma specifico di pilotaggio per offrire il pasto caldo a tutti gli alunni del loro comune. I 1.405 alunni delle scuole elementari del comune.
• E questo programma si materializza attraverso la cooperazione finanziaria innovativa del settore privato con il settore pubblico e le organizzazioni sociali – il cosiddetto «crowdfunding» – un programma e un’iniziativa che può e deve continuare e ampliare in tutta la Grecia.
Compagne e compagni,
E’ plausibile che alcune delle misure dell’accordo che applichiamo causano reazioni sociali.
Affrontiamo tutto con con il dialogo – non la repressione. Non si criminalizzano né si accetta la criminalizzazione delle lotte sociali e delle mobilitazioni. Così abbiamo annunciato che presto metteremo ordine nella casa nostra depenalizzando l lotte sociali, una possibilità di on avere sanzioni, per fermare i tribunali contro gli agricoltori, contro gli studenti, tutti i tipi tribunali contro i gruppi che rivendicano diritti.
Per noi i gruppi sociali che rivendicano diritti non sono avversari. Non sono avversari, è sono alleati nel nostro sforzo di sintetizzare le rivendicazioni un piano realistico per la ricostruzione e la cresci8ta dell’economia, la ricostruzione produttiva, l’equa distribuzione e la condivisione dei pesi ed del prodotto.
I miei incontri con i rappresentanti dei blocchi stradali degli agricoltori dimostra le intenzioni del governo.
Abbiamo avuto un dialogo franco, democratico ed esauriente, sulla base di principi, non una beffa meschina da micropartitino, che ora dai qualcuno la mano e domani torni a prenderla tutta.
Dopo tutto, gli agricoltori sanno meglio di chiunque altro che i governi precedenti promettevano “tutto al peso dei kili, tutto in denaro”, ma nello stesso tempo uccidevano, saccheggiavano, distruggevano il fondo delle pensione degli agricoltori OGA, cioè la prospettiva della sicurezza sociale degli agricoltori.
Al contrario, noi non siamo andati a premettere, ma per avere coscienza dei loro problemi, trovare soluzioni, e soprattutto per salvare sia le pensioni sia la protezione sociale, per non far diventare gli agricoltori cittadini di seconda classe. E credo che questi principi hanno convinto per la sincerità delle nostre intenzioni, almeno. Non eravamo d’accordo su tutto. Ma penso che si è dimostrato la sincerità delle nostre intenzioni.
E i nostri sforzi per aiutare il mondo rurale per sfuggire dal lente deformante della maggior parte dei mezzi di comunicazione di relazione crescenti tensioni su dati non veri. Quindi noi vogliamo:
• norme uniformi per tutti.
• alleggerimento della pressione per i redditi bassi.
• tassazione per i redditi elevati.
• un’equa ripartizione degli oneri per le fasce di reddito medio.
Perché, voglio sottolineare che non ci sono stati mai e non ci saranno mai fronti sociali che non sono di classe o che superano il concetto di classe.
Dobbiamo dirlo, non hanno lo stesso reddito e non costituiscono un gruppo omogeneo tutti i liberi professionisti, tutti i lavoratori autonomi, tutti gli agricoltori, come gran parte della classe media.
Le politiche dei memorandum hanno tracciato spaccature profonde di classe all’interno di questi gruppi e classi sociali e hanno messo in evidenza la diseguale ripartizione nel loro interno.
Perché a parte i grandi professionisti dei diversi settori ci sono i giovani professionisti e i giovani scienziati, che nella stragrande maggioranza lavorano in condizioni di schiavitù e di sfruttamento dai grandi professionisti, ci sono le partire IVA, e nelle strade si sono trovati mano a la mano gli uni con gli altri.
Oltre grandi proprietari di terreni agricoli e coloro che hanno il privilegio di ottenere la stragrande maggioranza dei sussidi e hanno redditi enormi, ci sono contadini poveri, braccianti agricoli e gli agricoltori di medie dimensioni, gli agricoltori poveri, che costituiscono la stragrande maggioranza del mondo agricolo – il 92% ha redditi inferiori ai 12.000 euro – che sono in ansia per il domani, che veramente lottando per sopravvivere. Ed è per questo che ci siamo precipitati per combinare la riforma delle pensioni con la riforma fiscale per sostenere la stragrande maggioranza, quasi i due terzi dei liberi professionisti, scienziati, e la stragrande maggioranza degli agricoltori in base al loro reddito dichiarato.
E voglio ribadire oggi, da questa sede.
A differenza della Nuova Democrazia e del PASOK, che nel Programma del Medio Termine 2015-2018 sono stati impegnati e votato per la riduzione di tutte le pensioni, principali e sussidiarie, di tutti i pensionati, per ancora una volta, la tredicesima nella serie della riduzione delle pensioni dall’inizio del 2010, noi abbiamo insistito sul nostro impegno e siamo andati alla trattativa finale con la nostra insistenza a non tagliare le pensioni attuali.
La nostra posizione e l’obiettivo è di alleviare la grande maggioranza sociale dai pesi dei memorandum dei governi precedenti.
E credo che questo, anche se alcuni cercano di nasconderlo, la società lo vede.
Per questo la società non dà allibi agli interessi politico-economici sistemici e gli interessi di intrecci organizzati, che cercato di sfruttare le reazioni sociali per raggiungere il loro principale obiettivo a lungo accarezzato, cioè di destabilizzare il governo.
I cittadini e questi che lottano e rivendicano diritti hanno un posizionamento diverso da loro, specialmente dagli interessi intrecciati e le lo espressioni politiche.
Nella guerra che è sottoposto il nostro governo dai media al servizio dei poteri forti, la nostra unica risposta e l’unica via d’uscita è il dialogo onesto e quotidiano con il popolo. Anche quando ci troviamo spesso di fronte a provocazioni messe in scena, la nostra risposta e la nostra reazione è che siamo qui a discutere con tutti, perché siamo tutti dalla stessa parte del problema.
Siamo dalla stessa parte con i gruppi sociali colpiti negli ultimi anni e continuiamo a soffrire tutti insieme.
Ed è il dialogo democratico e il rapporto di fiducia con la società, che ha dimostrato che può comprendere, combatte e riuscire a sopravvivere.
Perché per noi, la grande maggioranza sociale di classe, che ha giudicato le battaglie alle urne del 25 di gennaio, del 5 luglio e del 20 settembre del 2015, per noi questa grande, questa maggioranza sociale di classe rimane il navigatore delle nostre decisioni, ma anche la diga agli attacchi costanti della reazione degli interessi intrecciati.
E voglio, oggi, sottolineare per ancora una volta: avevano messo come obiettivo di far cadere questo il governo, come una piccola parentesi nel referendum che abbiamo fatto l’estate. Non ci sono riusciti. Avevano fissato come obiettivo di far cadere questo governo o per la sconfitta nelle elezioni o attraverso la nostra costrizione di formare governi ecumenici prima o dopo le elezioni di settembre. Non ci sono riusciti. Ora mettono di nuovo e con insistenza lo stesso obbiettivo di fronte alla valutazione, per ricreare le condizioni di rovesciare il governo, nonostante il rischio di destabilizzare il paese. Perché hanno un unico scopo: sfuggire dalle conseguenze dell’applicazione delle leggi. Di cavarsela dai loro debiti, di continuare di avere il controllo dell’economia e del governo del paese. Quindi diciamo loro una volta per tutte: nemmeno ora riuscirete. E il tempo del giudizio si sta avvicinando. Devono decidere: o si metteranno una mano in tasca per pagare le loro questioni in sospeso, o dovranno stare dalla parte della legge, o abbandoneranno il tentativo di dominare il potere economico che per tanti anni avevano imposto in questo paese.
Il governo passerà lo scogli cruciale della valutazione, ma soprattutto riuscirà di passarlo con la società in piedi e non divisa, con le rivendicazioni dei gruppi sociali che sono ansiosi e lottano che saranno coperti in gran parte e, in particolare, sarà in grado di passare questo scoglio cruciale, conservando la stabilità economica e sociale e costruendo per il periodo prossimo una prospettiva di uscita dalla crisi, con la società in piedi. Noi ci riusciremo. Loro non riusciranno. Loro non riusciranno per terza volta di realizzare i loro piani.
Non voglio parlare più a lungo. Voglio chiudere la mia relazione. Ma non posso non fare un riferimento al fatto che recentemente c’è una grande inquietudine e agitazione. Perché questo governo, nonostante le difficoltà, non nasconde nei cassetti le liste segrete e i truffatori dei cd con gli evasori fiscali nei cassetti, ma e dà alla magistratura e le liste sono controllate e alcuni sono già chiamati di pagare. Questo governo va avanti, nel prossimo periodo, a portare misure legislative che colpiscono i privilegi.
Naturalmente, mi riferisco al fatto che, nonostante le pressioni e le reazioni, andremo avanti il prossimo periodo, subito dopo l’approvazione della legge sulle licenze televisive, al concorso che metterà ordine nel panorama delle frequenze radiotelevisive, che era uno dei nostri principali impegni nel periodo precedente. Quindi voglio dire che noi continuiamo a combattere ogni giorno e in ogni momento, nella nostra società, nonostante le contraddizioni e i contrasti, per sostenere le forze sociali che guardano a noi perché non esiste governare da sinistra senza il sostegno e il riferimento sociale. Ci stiamo muovendo avanti con i nostri valori politici e la nostra morale. Siamo sicuri che alla fine della giornata saremo in grado non solo di allontanarsi dal vortice delle crisi in parallelo, con il paese in piedi e la società in piedi, ma che saremo in grado di porre fine a questo circuito potere di intrecci di poteri economici e politici che tutti gli anni precedenti avevano creato una piaga nella vita politica del paese.
SYRIZA, compagne e compagni, è stato e rimarrà la coscienza vigile del governo. Ed è per questa ragione che, in questi avvenimenti, deve svolgere un ruolo decisivo.
Per lo più, però, dovrà svolgere un ruolo chiave nella formazione di un grande movimento di sostegno internazionale, politico, ideologico e materiale, verso i nostri simili essere umani che hanno ora il loro bisogno.
SYRIZA, e chiudo con questo, deve portare alla creazione di un grande, completamente popolare e internazionale movimento di solidarietà verso i profughi. Deve prendere l’iniziativa di organizzare un movimento che comprende le forze popolari, ma allo stesso tempo le forze degli intellettuali e della cultura, per stare accanto agli altri esseri umani che hanno il nostro bisogno. Nello stesso momento deve essere protagonista all’organizzazione delle lotte popolari e operaie contro l’arbitrarietà dei datori di lavoro.
SYRIZA deve assumere un ruolo di guida nella promozione dell’innovazione, nel fiore dell’economia sociale, la registrazione e la partecipazione degli umori sociali e dei processi sociali.
E, infine, nella preparazione di una visione strategica globale a lungo termine per la nuova situazione, secondo quanto questa si è formata da luglio in poi.
Perché può dalla vita stessa di essere costretti di continuare a cambiare le tattiche, ma il tuo obiettivo strategico rimane sempre lo stesso:
La democrazia, l’uguaglianza, la giustizia sociale, i valori che in questo paese le esprime orami il grande schieramento di SYRIZA, il grande schieramento di sinistra.
Sono sicuro che di fronte al nostro Congresso saremo in grado di configurare i dettagli di questo obiettivo strategico, e in collaborazione diretta con le forze della sinistra europea ed internazionale, per creare un fronte contro l’attacco di estrema destra, contro l’assalto del razzismo e la xenofobia per difendere i valori, per difendere la democrazia, per difendere la nostra civiltà.

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