In fuga dalla guerra e dalla fame, l’esodo dei migranti tra frontiere chiuse e filo spinato. Quale Europa?

È questo il tema del dibattito che si terrà domani pomeriggio, alle 16.30, a palazzo Cefalà, in via Alloro a Palermo. Un incontro organizzato dall’Associazione Speranza – Hope for children e dalla Rete siciliana A Sinistra, nel corso del quale interverranno, moderati dal sindacalista Saverio Cipriano, Leoluca Orlando, Fathia Soltani, Francesco Campanella e Ottavio Navarra. Durante l’iniziativa saranno illustrati i progetti dell’associazione Speranza – Hope for children dal presidente, Gaetano Turrini e dai componenti della onlus, Charley Fazio e Ferras Garabawy. L’Associazione Speranza – Hope for Children Onlus nasce nel 2014 su iniziativa di un gruppo di volontari trentini per il sostegno ai profughi siriani in Turchia e in Siria. Al gruppo trentino si è aggiunto Feras Garabawy, studente arabo di medicina, che risiede a Modena con esperienza pluriennale in progetti umanitari. In questo momento, Speranza è l’unica associazione italiana che opera con progetti continuativi in Siria. “Progetti creati pensando al peggio – ammette il presidente Turrini – , e purtroppo il peggio è arrivato”. In questi anni Hope for children ha creato due cliniche pediatriche, ha sostenuto le scuole della speranza, (5 scuole con 22 classi, nascoste perché non possano essere bombardate), e cura un progetto per 100 bambini orfani, che ogni giorno ricevono così un pasto. “L’obiettivo con il quale il movimento A Sinistra ha promosso insieme alla onlus Speranza – Hope for children questo incontro – dice Ottavio Navarra – è che davanti alla disperazione non è possibile rimanere indifferenti, con le mani in tasca. Per questo motivo è nato un percorso che ha portato a questo momento di riflessione, per dire di no alle guerre e per sostenere concretamente quanti operano in favore delle popolazioni migranti”. “Vogliamo sederci intorno a un tavolo – aggiunge Gaetano Turrini – per discutere delle politiche europee rispetto al tema dei rifugiati. La migrazione dalla Siria e dalle guerre a cui stiamo assistendo, racconta numeri e realtà mai viste prima. La sola rotta balcanica conta oltre un milione di persone, a fronte dei 150 mila che passano dal canale di Sicilia. I rifugiati siriani sono oltre 5 milioni, dei quali 3 milioni sono in Turchia. Rispetto a questi numeri, la migrazione economica appare quasi irrilevante, per questo occorre fermarsi e discutere sulle ragioni dei conflitti e della conseguente grande migrazione”. “Il nostro – sottolinea Saverio Cipriano – è un convinto no alla guerra, che provoca solo sofferenza. Questa Europa che alcune guerre le ha addirittura promosse, come avvenuto in Libia o in Iraq con interventi politici, non può poi chiudersi dietro i fili spinati. Abbiamo bisogno di un’Europa accogliente: un’accoglienza, che deve evidentemente essere scelta politica, non fermarsi a iniziativa umanitaria”. “Nell’attesa – conclude Francesco Campanella – che l’Europa si assuma la responsabilità che le compete a livello mondiale come attore diplomatico, specialmente per quello che avviene nelle sue immediate vicinanze, è fondamentale che i cittadini europei facciano la loro parte, senza attendere oltre le istituzioni, in grave ritardo sulla tabella di marcia della storia.

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