Scuola: difendere e diffondere la pratica sindacale per combattere la rassegnazione e promuovere la liberà di insegnamento

Camilla Ancona* – Negli ultimi quindici anni si sono avvicendati governi diversi per orientamento politico ma accomunati da una visione ideologica della scuola. Ai lavoratori più consapevoli è apparso chiaro il progetto di spoliazione della scuola pubblica e i metodi utili allo scopo. La precarietà permanente, la frammentazione e gerarchizzazione in atto hanno acuito il bisogno di mettere in campo risposte condivise e trasversali. Gli Autoconvocati delle scuole si sono posti l’obiettivo di creare uno spazio in cui analizzare e contrastare i meccanismi della precarietà e della più generale controriforma della scuola. In questo spazio politico si confrontano esperienze e sensibilità diverse accumunate dalla percezione del cambiamento epocale che la società italiana sta subendo. Associazioni, sindacati di base, FLC- CGIL hanno dato vita alla lotta contro la 107 : assemblee nazionali molto partecipate, produzione e raccolta di analisi e proposte, flash mob, cortei, autorizzati e non, volantinaggi, promozione del grande sciopero di maggio, interlocuzione serrata con esponenti politici… Mai gli insegnanti avevano respinto con tanta indignazione una legge che minacciava di far scomparire il sistema scolastico che abbiamo conosciuto e amato. La precarietà permanente, la meritocrazia e la valutazione sono elementi fondanti del nuovo modello scolastico. Ma siamo proprio sicuri che ci sia qualcosa di nuovo in tutto questo? Genesi della meritocrazia Nel 1976 Licio Gelli elaborò il “ Piano di rinascita democratica”, programma della loggia massonica P2 per il sovvertimento della democrazia costituzionale . Il primo provvedimento di natura economico-sociale prevedeva l’abolizione della validità legale del titolo di studio e una radicale riforma della scuola. Se il titolo di studio non ha validità cessa di produrre effetti giuridici e, pertanto, viene meno l’interesse dello Stato a istituire, controllare e legittimare il sistema scolastico nazionale. La radicale riforma piduista della scuola si proponeva di introdurre la selezione meritocratica degli insegnanti. Stranamente però, uno degli obiettivi del Venerabile era spezzare l’automatismo tra istruzione elevata e occupazione qualificata e tutelata . Finalmente anche questo punto del Piano di rinascita ha trovato attuazione! Nella scuola disegnata da TREELLE la meritocrazia si affermerà attraverso due meccanismi: Comitato di valutazione; riordino del sistema di formazione iniziale e accesso nei ruoli di docente.

Cominciamo dal comitato di valutazione. Fino ad ora il comitato di valutazione aveva il compito di valutare gli insegnanti al termine dell’anno di prova. La funzione valutativa richiede la collegialità perfetta e pertanto, il collegio docenti eleggeva annualmente i membri effettivi ed i membri supplenti. Il collegio è un’entità pluripersonale svolgente un’attività che ha rilievo giuridico. PERCHE’ LA SCUOLA DEVE AVERE UNA STRUTTURA COLLEGIALE? La risposta ovvia è che si deve assicurare la partecipazione nella gestione democratica della scuola. In realtà è l’ordinamento giuridico a ritenere necessaria una struttura collegiale per il perseguimento dei suoi fini. In dottrina si ritiene che la struttura collegiale si presenti indispensabile ogni volta che un organo è chiamato a svolgere un’attività discrezionale e non vincolata, Cosa c’è di più discrezionale della valutazione qualitativa dell’insegnamento in assenza di criteri condivisi e in mancanza di una commissione qualificata e imparziale? Al comitato di valutazione, così come riformato dalla l 107/15, viene attribuito il compito di formulare quei criteri che guideranno il DS nell’attribuzione di un bonus per la “ valorizzazione” dei docenti. Nell’individuazione dei criteri, i docenti saranno affiancati da rappresentanti dei genitori e degli studenti. Nonostante la natura di salario accessorio sia chiaramente indicata nel comma 128 della l 107, si attribuisce al dirigente il potere di scegliere i destinatari del bonus. Questo dispositivo è in contrasto con il decreto legislativo 165/2001 e fa del dirigente scolastico un’autorità salariale, caso unico nella Pubblica Amministrazione. Che dire dell’articolo 97 della Costituzione ( i pubblici uffici sono organizzati in modo da assicurare il buon andamento e l’IMPARZIALITA’ ) ? La legge 107, commi 126-129 entra in contraddizione anche con le norme vigenti sulle prerogative degli organi collegiali. Il dirigente scolastico, che non ha competenze sul piano didattico, è chiamato a valutare la qualità dell’insegnamento, il contributo dato al successo formativo degli studenti, l’innovazione didattica e metodologica, la documentazione didattica e la diffusione delle buone pratiche. Ad essere valutata dal dirigente è anche la mole di responsabilità assunta nel coordinamento didattico-organizzativo e nell’affiancamento dei docenti in anno di prova. Si dirà che il bonus verrà assegnato attenendosi ai criteri elaborati dal comitato di valutazione, ma qual è il significato di una procedura che della collegialità ha solo la forma e non la sostanza? Forse dovremmo porci degli interrogativi in merito ai meccanismi della valutazione. Cosa accadrà agli insegnanti esclusi dall’assegnazione del bonus? Saranno penalizzati nelle procedure di mobilità? E’ funzionale attribuire potere valutativo a componenti non professionali ( genitori e studenti) ? La valutazione, così concepita, ha lo scopo di intimidire e condizionare i docenti, gerarchizzare le scuole e rompere quel legame consolidato di solidarietà e cooperazione tra le varie componenti. La ricerca spasmodica del merito si rivela nei suoi veri intenti se teniamo conto dell’aumento del carico di lavoro e della scarsità delle risorse disponibili. Secondo il professor Checchi, economista alla Statale di Milano, un buon sistema valutativo deve creare competizione! Il professor Israel, al contrario, ritiene che un sistema valutativo deve fondarsi su regole chiare e trasparenti per poter rilevare la crescita culturale degli insegnanti. Insomma, una valutazione collegiale e dinamica che colga il divenire della persona e valorizzi la fitta rete di interazioni che sono l’ossatura dell’insegnamento. Una commissione valutativa dovrebbe allora essere composta da ispettori scolastici e docenti di altre scuole o non più in servizio attivo che abbiano il tempo e la professionalità per esplorare un’istituzione scolastica nella sua complessità. Se emerge una criticità è solo con la cooperazione che si può affrontare e gli strumenti non mancano: attività a classi aperte, affiancamento, corsi di aggiornamento mirati… Nella realtà, la nostra condizione è caratterizzata da un grande senso di solitudine e dal senso di inadempienza che deriva dall’aumento delle richieste di natura burocratica, organizzativa e didattica. Il meccanismo premiale va respinto con fermezza perché offende la dignità degli insegnanti e alimenta il disprezzo e la criminalizzazione di persone che hanno scelto di svolgere una professione appagante ma rischiosa e sottopagata. Vittorio Arrigoni, dall’inferno quotidiano di Gaza ci esortava a rimanere umani. Cosa c’è di umano nell’ossessione di valutare e discriminare quando non vengono predisposti strumenti credibili di supporto? Questa follia colpisce anche i nostri alunni nel momento in cui li sottoponiamo, sin dai sei anni, ai test standardizzati. Quiz Invalsi, prove standardizzate in cerca della mitica valutazione oggettiva, il voto numerico e scarse possibilità di intervenire a causa del sovraffollamento nelle classi e della scomparsa delle compresenze. Tutto ciò è devastante e disumano. E infine, che ne è della libertà d’insegnamento? Molti insegnanti ritengono di non poter opporre resistenza a questo meccanismo ma sono in errore. La libertà d’ insegnamento è un elemento costitutivo primario della funzione docente ed è irrinunciabile, deve pertanto essere esercitata in modo coerente allo scopo da perseguire. E’, lo ribadisco, un dovere primario da cui discende la libertà nella scelta del metodo d’insegnamento. La nostra libertà metodologica trova i suoi confini nell’efficacia e nel rispetto della coscienza morale e civile dei nostri alunni e studenti. Il diritto al pieno e libero sviluppo della personalità non può essere limitato da esigenze ideologiche camuffate da ricerca del merito e dell’efficienza. Il sistema valutativo congegnato dalle prove invalsi e la valutazione degli insegnanti è incompatibile con le norme costituzionali e pertanto va contrastato in ogni modo, svelandone gli intenti classisti e antidemocratici. La palese ingiustizia ed inefficacia del sistema valutativo si mostra anche nella riforma del sistema di reclutamento, affidata alle deleghe (comma 180). Il Governo ha delegato se stesso ad adottare, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi al fine di semplificare e riordinare le disposizioni legislative in materia di istruzione. Proprio nelle deleghe si nascondono gli aspetti più ideologici della legge. Il comma 181 si occupa della formazione iniziale e del reclutamento. I futuri insegnanti dovranno conseguire una laurea magistrale o un diploma accademico di secondo livello per poter accedere al sistema concorsuale. Il nostro aspirante professore, dopo essersi laureato e aver superato un concorso potrà finalmente stipulare un contratto…a tempo determinato! Un triennio per assumere gradualmente la funzione docente e, ovviamente, un triennio di sfruttamento economico decrescente durante il quale il tirocinante percepirà una retribuzione di 400 euro … Durante il tirocinio avrà la possibilità di conseguire la specializzazione e sostituire i colleghi assenti. Colleghi per modo di dire poiché il tirocinante sarà assegnato a una rete di scuole. Superfluo precisare che al termine dei tre anni il tirocinante sarà valutato dal comitato di valutazione. Naturalmente questo percorso ad ostacoli è riservato ai docenti delle scuole statali! Chi non riuscirà a vincere un concorso potrà intraprendere percorsi di specializzazione a sue spese. La domanda sorge spontanea: per quale ragione una persona sana di mente dovrebbe sottoporsi a questo tour de force ? E poi, è ineluttabile tutto ciò? NO La comunità scolastica ha il dovere di organizzarsi per contrastare la gerarchizzazione e l’erosione dei diritti di tutti: bambini, insegnanti, personale e famiglie. Gli insegnanti devono esercitare la libertà d’insegnamento respingendo la valutazione standardizzata appaltata ad enti esterni, perciò un primo obiettivo è il sabotaggio delle prove invalsi nella scuola elementare . Gli strumenti praticabili sono diversi: sensibilizzare le famiglie, aderire allo sciopero anti invalsi, praticare la disobbedienza rifiutando la somministrazione nelle proprie classi, respingere con mozione del collegio docenti la collaborazione con l’Invalsi ( vedi la delibera del collegio docenti del liceo Mamiani di Roma). Impegnarsi nell’informazione capillare e coinvolgere le famiglie in iniziative per rinforzare il senso di appartenenza alla comunità scolastica ( notti bianche, lezioni aperte, proiezione di film a tema…). Organizzare attività di supporto ( scuole popolari, ludoteche ) per sostenere l’integrazione e sperimentare pratiche didattiche libertarie( a Roma c’è la scuola popolare Spin Time che sta agendo in sinergia con il comitato genitori della scuola Di Donato con ottimi risultati). Entrare in contatto con i comitati dei genitori per attuare forme di gestione partecipata della scuola. Difendere e diffondere la pratica sindacale per coinvolgere anche i colleghi rassegnati e passivi. Partecipare al percorso referendario in ogni sua fase! Praticare la democrazia nelle scuole respingendo la gerarchizzazione e difendendo i diritti dei colleghi precari. IN POCHE PAROLE: ATTIVISMO, CORAGGIO E CONSAPEVOLEZZA DELLA NOSTRA FORZA. NON COLLABORAZIONE ESERCIZIO INTRANSIGENTE DELLA LIBERTA’ D’INSEGNAMENTO COINVOLGIMENTO DELLE FAMIGLIE, CIOE’ MILIONI DI CITTADINI NEL MOMENTO IN CUI L’APERTURA ALLE ISTANZE SOCIALI E’ MASSIMA.

*Docente scuola primaria presso IC Nino Rota Roma, Rete Lavoratori Autoconvocati delle scuole di Roma

 

Intervento al convegno ““L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, organizzato ad Enna sabato 12 marzo dall’area programmatica Democrazia e Lavoro in Flc-Cgil Sicilia

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