Carta dei diritti e nuovo Statuto: al via una stagione di democrazia e partecipazione

Nicola Nicolosi – Democrazia e Lavoro sostiene questo percorso di democrazia partecipata, che va allargato anche al tema delle pensioni e dei rinnovi contrattuali. Il nostro impegno è raccogliere almeno due milioni di firme affinché si possano raggiungere lungo il percorso referendario milioni e milioni di cittadini, ben oltre il bacino di consensi della CGIL

Il 21 marzo rappresenta, per il massimo organismo rappresentativo della CGIL, una giornata molto importante sul piano storico e politico-sociale. Il Comitato Direttivo ha infatti consegnato al Paese un appuntamento politicamente rilevantissimo in merito al tema della democrazia e della partecipazione. La CGIL, dopo oltre 41mila assemblee svolte in giro per l’Italia, con la partecipazione di 1,5 milioni di lavoratori e iscritti Cgil consultati (con oltre il 98% di sì), sta decidendo l’avvio della raccolta di firme sulla legge di iniziativa popolare che riguarda la Carta universale dei diritti e il nuovo Statuto dei lavoratori. La grande iniziativa è sorretta da tre referendum a sostegno di una straordinaria battaglia giuridica e politica; dal 9 aprile sarà avviata la raccolta di firme sui tre referendum e sulla legge di iniziativa popolare che dovranno condurre al voto il paese intero. I tre referendum riguardano 1) l’abrogazione del sistema dei voucher (istituto abusato a proposito dell’intermediazione di manodopera) e 2) dei licenziamenti “facili”, attraverso la riproposizione del diritto a non essere licenziati senza giusta causa e attraverso l’abrogazione dell’articolo 18 così come è stato modificato dal ministro Fornero con il successivo avallo di Renzi e del suo governo; riproponendo al contrario l’allargamento delle tutele per tutti i lavoratori, comprese le aziende oltre i 5 dipendenti (e non più oltre i 15). Quest’ultimo aspetto, voglio precisare, ci vede protagonisti di una riscrittura dell’articolo 18 che punta ad allargare le tutele addirittura oltre la versione originaria del 1970. L’ultimo referendum, infine, 3) riguarda il tema degli appalti, questione che interessa buona parte del mercato del lavoro in alcuni settori strategici. Il punto cruciale riguarda la normativa voluta dal governo Monti, la legge 92 del 2012, che ha introdotto la ‘responsabilità solidale’ a carico delle piccole aziende che ricevono un appalto nei confronti di un ente committente. Tale norma va abrogata perché determina per molte piccole aziende un’assunzione di responsabilità che deve restare invece a carico della casa madre. ‘Democrazia e Lavoro’ sostiene questo articolato percorso di democrazia partecipata. Il nostro impegno è raccogliere almeno due milioni di firme affinché si possano raggiungere lungo la stagione referendaria milioni e milioni di cittadini, ben oltre il bacino di consensi della CGIL. Andando oltre, dunque, e coinvolgendo tutto il paese che si ispira ai valori della democrazia e del diritto, e quindi le forze sociali e quelle politiche, seppur tenendo sempre ben ferma l’autonomia progettuale della CGIL. Dentro la nostra organizzazione è in atto un confronto molto intenso: ci sono soggetti che non sono d’accordo con tale percorso e accampano scusanti per disimpegnarsi, ma noi siamo convinti che si debba invece perseguire fortemente questa strada, affinché la stagione che si sta aprendo possa diventare la prima vera stagione di ripresa delle lotte sociali, dopo anni in cui sono sembrate scomparse, almeno dal 2011 a oggi. Alla battaglia appena descritta occorre aggiungere i temi che interessano azioni e iniziative per modificare radicalmente la riforma pensionistica Monti-Fornero: il 2 aprile parte una serie di iniziative, noi vi parteciperemo, ed è necessario arrivare a costruire una vertenza generale sul sistema previdenziale. Infine, va ricordato che siamo alla vigilia di una stagione di rinnovi contrattuali importantissimi: dai metalmeccanici al pubblico impiego, passando per il terziario e l’agroalimentare. La mobilitazione a sostegno delle trattative che partiranno a breve è un’esigenza fondamentale. Riprendere le lotte sociali è infatti la strada maestra per rimettere in cima all’agenda politica le condizioni di vita e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

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