La democrazia sospesa genera autoritarismo

Nicola Nicolosi – Nella sua sentita e appassionata introduzione ai lavori di oggi, Angela Accascina ha intrecciato la storia di questi ultimi 40 anni e gli affetti economico sociali che seguono l’espandersi delle disuguaglianze in tutti i settori della nostra società. La sua è una analisi attenta, ragionata. Il capitalismo si caratterizza sempre più come “culto”, “religione”. Non ci sono dubbi, in questi decenni il capitalismo ha rappresentato l’unica vera ideologia in campo, il pensiero unico dominante che si è insinuato nella cultura ufficiale e ha soppiantato quel pensiero alternativo che delimitava la differenza tra le stesse formazioni politiche che si contendevano, su problemi diversi, il governo del Paese. Basti pensare alle scelte assunte dal Governo Renzi, a maggioranza Partito Democratico, sui temi del lavoro, dei diritti e della conoscenza. In più interventi è stato lanciato un allarme: nel nostro Paese siamo in piena “emergenza democratica”. L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’Unione Europea, e noi non rinunciamo alla volontà cdi costruire l’Europa dei popoli e a difendere lo Stato Sociale europeo frutto, anche della cultura lavorista. Ma occorre prendere atto che i governi dei Paesi europei, da anni, stanno rinunciando a questi principi basilari. Le politiche di austerità e rigore stanno impoverendo gran parte della popolazione europea, in particolare i paesi che si affacciano nel Mediterraneo. L’emergenza democratica ha una sua origine e responsabilità politiche. Per costruire l’Europa servirebbe una cessione di “sovranità” di tutte le nazioni per rafforzare le istituzioni rappresentative (il Parlamento eletto). Ma l’Europa di oggi è governata da istituzioni nominate dai Capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo) con “poteri” di fatto asimmetrici. Ci sono Paesi che godono di più forza e autorevolezza, altri più deboli ne subiscono le politiche economico sociali. L’Italia è senza dubbio tra i pesi più deboli. Basti ricordare la lettera della Banca Centrale Europea (BCE) del 5 agosto 2011 a firma Trichet – Draghi uscente ed entrante al governo della BCE al Presidente del Consiglio Berlusconi. In quella missiva eversiva si indicava un vero proprio programma a cui l’Italia doveva attenersi: – privatizzazioni su larga scala (siamo in piena crisi economica: con quali risorse economiche possono pagare gli imprenditori? Ci ricordiamo il caso Telecom, acquistata con i debiti); – riduzione del perimetro del ruolo pubblico e riduzione dei servizi pubblici locali; – riduzione della contrattazione salariale, con cancellazione del contratto nazionale favorendo il contratto aziendale (morte del sindacato nazionale); – riforma del mercato del lavoro; allentamento dei vincoli di legge in entrata e uscita. Lavoro più precario e licenziamenti più facili; – riformare il sistema previdenziale, allungando la vita lavorativa e riducendo l’assegno pensionistico; – interventi sul pubblico impiego, fino alla riduzione degli stipendi (da 7 anni non si rinnovano i contratti ed è in atto una campagna diffamatoria verso i lavoratori pubblici); – viene indicato anche quale deve essere lo strumento giuridico da utilizzare: il decreto legge!; – si indica che va cambiata la Costituzione, introducendo la regola della parità di Bilancio (art. 81 della Costituzione). Il Governo Berlusconi affrontò una manovra straordinaria nel mese di agosto 2011, che approvava parte della proposta BCE. Contro quella manovra, la CGIL da sola, indiceva uno sciopero generale il 6 settembre 2011. Nei due mesi successivi, il sistema Paese entrava in una forte turbolenza, speculazione finanziaria con lo spread impazzito. La rappresentanza politica era fortemente in crisi, la destra divisa e incapace di avere una maggioranza chiara. Era utile e necessario andare ad elezioni politiche per dare al Paese una maggioranza legittima. Questo non avvenne! Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, agisce come sovrano monarchico: nomina il Professor Monti, Senatore a vita e gli conferisce il mandato a formare un governo di larga coalizione. Il Governo Monti applica duramente la lettera della BCE, recuperando quello che non aveva realizzato Berlusconi. Ma ancora di più, sceglie di fare cassa colpendo i lavoratori sul sistema pensionistico, allungando il tempo della vita lavorativa, fino a circa 70 anni e riducendo l’assegno pensionistico, sempre con il voto favorevole del P.D. Successivamente si arriva al Governo Renzi, anche lui indicato dal Presidente Giorgio Napolitano, eletto per il secondo mandato, con il proposito di cambiare la Costituzione, nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro, rendere i licenziamenti più facili e il lavoro più precario, unitamente alla legge elettorale peggiore della legge Truffa del ’53. Renzi aggiunge anche una “de riforma” della scuola che vedrà il corpo docente e gli studenti impegnati a contrastare questo disegno autoritario, che mette in serio pericolo la libertà dei insegnamento. La democrazia sospesa. Si trasforma in autoritarismo: tutti i provvedimenti di legge passano col voto di fiducia al Governo e il Parlamento rinuncia alla proprie prerogative costituzionali, perché ricattato dalla ricandidatura, sempre più in mano alla nomina del segretario di partito. In questo scenario, di democrazia stropicciata, c’è il tentativo dei corpi sociali intermedi di fare sentire la propria voce. Nascono comitati che si oppongono alle scelte del governo Renzi, il Comitato per il NO al referendum sulle riforme costituzionali; il comitato contro la legge elettorale (Italicum); il comitato contro la riforma della scuola, e poi la CGIL con la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei Diritti Universali e il nuovo Statuto dei Lavoratori, sostenuto da tre referendum abrogativi di norme che hanno determinato un salto indietro nella storia sindacale e della vita del sito produttivo dei lavoratori. Questa primavera sarà un fiorire di iniziative che coinvolgeranno i cittadini italiani. Noi della CGIL dobbiamo essere presenti e impegnati nella raccolta di firme che dovranno essere moltissime. Non abbiamo tempo per riposare, lo faremo a obiettivi raggiunti. Nella CGIL c’è uno scontro politico sul promuovere o meno i Referendum. Il nostro parere (di Democrazia Lavoro CGIL) è che la scelta è giusta così come è giusto il tempo della raccolta. Il 9 aprile 2016 partirà la raccolta delle firme e noi saremo ai banchetti a lavorare. Dovremmo vigilare nei confronti di coloro che, essendo contrari ai Referendum, potrebbero portare a rilento l’iniziativa, nel tentativo di boicottare la riuscita della raccolta delle firme. Infine, vorrei ringraziare la FLC Democrazia Lavoro di Enna e della Sicilia per l’impegno appassionato che ha creato questo evento molto riuscito. Ai compagni Angela Accascina, Lillo Fasciana, Saverio Cipriano e Pietro Milazzo va il nostro ringraziamento per questa giornata di democrazia in terra siciliana. Per ultimo, il 17 aprile andiamo a votare SI per abrogare il Piano Trivelle del governo, referendum chiesto da nove Regioni italiane. Il governo Renzi ha collocato la data al 17 aprile e non ha ritenuto di unificarla con le elezioni amministrative, per non fare raggiungere il quorum. Già solo per questo ignobile comportamento, questo governo si dovrebbe dimettere e presentarsi al giudizio dei cittadini italiani.

Intervento al convegno ““L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, organizzato ad Enna sabato 12 marzo dall’area programmatica Democrazia e Lavoro in Flc-Cgil Sicilia

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