A Livorno il dramma della disoccupazione

Democrazia e Lavoro CGIL Livorno – Mesi di incontri, di parole e di promesse, ma ad oggi nessun fatto concreto. L’ultimo incontro della delegazione sindacale livornese con alcuni funzionari del Governo porta a casa una generica promessa di un tavolo tecnico per valutare alcune modalità di finanziamento di azioni a sostegno del lavoro. L’idea è quella di corsi di formazione, che come altre esperienze del passato serviranno a parcheggiare gli ex lavoratori per qualche mese, senza risolvere i loro problemi di reddito e che nella migliore delle ipotesi creeranno lavoro solo per pochi formatori. Valutazioni che prenderanno il tempo di alcuni mesi e che comunque dovranno successivamente trovare approvazione dal Governo. Intanto mandano in avanscoperta i tecnici per prendere tempo (contando anche sull’oblio estivo) e lasciano i disoccupati livornesi con un pugno di mosche in mano. Nel frattempo, nonostante la martellante campagna mediatica sulla presunta ripresa, la situazione della nostra città continua a rimanere drammatica. I disoccupati superano le 30.000 unità, nelle grandi imprese in questi mesi viene meno il sostegno al reddito degli ammortizzatori sociali e contemporaneamente la mortalità delle piccole e piccolissime imprese non accenna a diminuire. Negli appalti, complice anche il nuovo Codice, le condizioni per i lavoratori rimangono immutate. Sulle clausole sociali, punto centrale della tutela del lavoro, e obiettivo principale delle organizzazioni sindacali, non viene fatto alcun passo avanti in quanto il testo licenziato dal parlamento lascia alla volontà delle stazioni appaltanti la facoltà di applicarle o meno. Nel quadro complessivo di debolezza in cui si trova la forza lavoro, sarebbe stato essenziale, invece, che la esigibilità delle stesse clausole fosse certa e non aleatoria. Resta la possibilità di affidare gli appalti fino a un milione di euro con una procedura negoziata, cioè una trattativa privata senza bando, con la consultazione di dieci imprese. Questo è un autentico limite del nuovo Codice sugli appalti perché le stime ci dicono che stiamo parlando dell’80% del mercato, lasciando spazio alla corruzione. La limitazione al massimo ribasso nei bandi ha il sapore di una vera e propria beffa in quanto sarà possibile per tutte le opere sotto al milione, che sono la fetta principale del mercato. L’economia di Livorno vede la diminuzione dei redditi complessivi non sostenuti nemmeno dall’ampio settore pubblico, che caratterizza la nostra città, penalizzato dal blocco dei contratti che si protae oramai da quasi sette anni. La compressione dei redditi in una spirale perversa contribuisce a penalizzare pesantemente i consumi creando problemi occupazionali sia nei settori commerciali sia nel settore edile. A situazioni straordinarie occorrono interventi straordinari. Nelle aree in cui la crisi colpisce in maniera pesante chiediamo che vi sia una estensione degli ammortizzatori sociali: se la legge in vigore non lo permette, si faccia come per le banche e si legiferi una legge ad hoc. Le attuali disponibilità sui lavori di pubblica utilità garantiscono parzialmente solo alcune centinaia di ex-lavoratori e possono diventare una concorrenza al ribasso nell’ambito dei servizi pubblici, dove nelle nostre realtà già fanno molto fatica a sopravvivere molte cooperative sociali. Noi crediamo che ci sia bisogno di interventi urgenti e di carattere straordinario, un piano straordinario di intervento pubblico in tutte le aree di crisi complessa com’è il territorio di Livorno, per dare risposte certe e rapide a chi non ha il lavoro e a chi lo ha perso. Sugli appalti non possiamo lasciare la discrezionalità alle stazioni appaltanti. E’ necessaria da subito la definizione di un protocollo con le istituzioni del territorio e con le controparti datoriali nel quale si affermino alcuni principi generali: 1) confronto sui bandi con le OO.SS. nella fase di elaborazione degli stessi; 2) introduzione delle clausole sociali; 3) applicazione dei CCNL del settore. Obiettivi ambiziosi intorno ai quali è necessario costruire livelli di consapevolezza, sviluppare alleanza con i settori artigianali e commerciali colpiti dalla crisi, ma soprattutto determinare livelli di conflitto sociale dando ruolo ai lavoratori alle lavoratrici, ai giovani, ai disoccupati ai precari.

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