Insegnanti “deportati” dal sud: la CGIL non giri la faccia

Le manifestazioni organizzate dai docenti neo immessi in ruolo dopo la pubblicazione dei movimenti interprovinciali conferma l’analisi da noi fatta in occasione della firma del CCNI dell’8 aprile 2016: la legge 107 è inemendabile. Avere operato all’interno della logica ministeriale, ha indebolito l’azione sindacale e ha frammentato, demotivandola, una categoria che aveva attivato processi conflittuali contro la cosiddetta Buona scuola che avevano portato al grande sciopero del 5 maggio 2015. Oggi le contraddizioni dovute a una strategia sindacale volta a correggere/attenuare la legge 107 dall’interno, attraverso la contrattazione, appaiono con tutta evidenza e segnano una frattura tra il mondo sindacale e i lavoratori della scuola. In particolare, il disagio vissuto dai docenti per l’introduzione del Bonus, l’istituzione degli ambiti con relativa chiamata diretta, e l’aziendalizzazione della scuola statale, non è stato interpretato dal sindacato dando il giusto peso alla partita che si sta giocando nei settori della conoscenza. Le firme raccolte per i referendum, pur rappresentando un’importante momento di aggregazione sociale, hanno mostrato tutte le difficoltà dovute al calo di tensione registratosi nel momento in cui l’attenzione si è spostata sui correttivi alla 107 e non sull’azione conflittuale volta alla sua cancellazione, senza se e senza ma! Le soluzioni pasticciate emerse dalla mobilità del personale docente, segnano una incontrovertibile battuta d’arresto per i diritti dei lavoratori della scuola, che hanno dovuto subire le scelte compiute dall’Amministrazione senza la necessaria trasparenza e senza la certezza della corretta applicazione di una normativa che già presentava limiti e contraddizioni sin dal suo nascere. Oggi nelle regioni del sud i docenti “deportati” esprimono la loro rabbia con manifestazioni spontanee a volte con accanto alcuni sindacati di base; elaborano piattaforme, fanno sentire la loro voce attraverso i social chiedono solidarietà e sostegno alle loro istanze presentano al Paese un forte disagio derivante da scelte irragionevoli che hanno destabilizzato le vite di migliaia di famiglie. Non chiedono assistenza. Ma una risposta alle loro esigenze , attraverso una rimodulazione dell’offerta formativa, a partire dal tempo scuola, volta a colmare il gap esistente tra le varie aree geografiche del Paese. Un’azione rivolta non a dividere, ma a tenere in debita considerazione l’assenza di una progettualità del governo centrale e regionale, rispetto ai bisogni formativi degli studenti del Mezzogiorno, che ha intaccato il diritto allo studio di migliaia di giovani. Democrazia e Lavoro ritiene che La FLC CGIL e la CGIL, ai vari livelli, non possano girare lo sguardo da un’altra parte e debbano sostenere le istanze dei docenti quantomeno in ordine a un piano straordinario di ampliamento dell’organico volto a coniugare il rafforzamento dell’offerta formativa con l’esigenza di dare risposte concrete ai numerosi docenti che dopo anni di attività lavorativa vedono le loro vite sgretolate da un un freddo quanto anonimo e dannoso algoritmo prodotto dalla determinata volontà governativa di destrutturare la scuola statale partendo dalla cancellazione dei diritti del personale della scuola. La nostra organizzazione non può non essere con i lavoratori in lotta per una giusta causa! Pertanto Chiediamo alla FLC CGIL e alla CGIL regionale e nazionale di fare proprie le istanze provenienti dalle proteste dei lavoratori e di attivare le necessarie azioni politico-sindacali attraverso un intervento in sede governativa, nazionale e regionale, per dare concrete risposte a un’emergenza sociale che investe parecchie regioni.

Coordinamento regionale Democrazia e Lavoro CGIL, FLC-CGIL Sicilia

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